Sociologia della Religione

Ricordo di Sabino Acquaviva di Maria Immacolata Macioti e di Luigi Berzano

Ricordo di Sabino Acquaviva di Maria Immacolata Macioti e di Luigi Berzano

Ricordo di Sabino Acquaviva di Maria Immacolata Macioti e di Luigi Berzano

In ricordo di Sabino Acquaviva (Padova 29 aprile 1927- Padova 30 dicembre 2015

Maria Immacolata Macioti

Mi ricordo che la presidenza, in un periodo difficile (1977-’78), e poi la direzione del Dipartimento di sociologia  (1985-’88) l’avevano piuttosto provato.I più vecchi tra i sociologi della religione ricordano ancora un mercuriale Sabino Acquaviva incapace di restare fermo per più di cinque minuti, che ballava sulla sedia, vivace sul piano intellettuale come sul quello fisico, pronto ad accese discussioni subito troncate da un appetitoso piatto di pasta asciutta in arrivo. Il mio più lontano ricordo risale a un convegno internazionale in Olanda, con la SISR. C’era, secondo me, un simpatico collega cui istintivamente avevo dato del tu, scoprendo più tardi che si trattava del prestigioso ordinario Sabino Acquaviva, autore del fortunato libro L’eclissi del sacro nella società industriale (1961). Chiarito il mio equivoco, il tu era rimasto, da lui pienamente autorizzato.

Poi, il suo trasloco a Roma, dove dirigeva la struttura culturale della Rai, collaborando con Sergio Zavoli. Stranamente, la vicinanza geografica invece di portare con sé un avvicinamento ha comportato un certo  allontanamento. Raro incontrarlo, se non per caso, magari entrando o uscendo dalla sede Rai di Viale Mazzini. Era invece molto presente come scrittore e giornalista. Credo ci fosse stato, da parte sua, un certo disappunto circa le tesi sostenute, negli anni ’80, da Ferrarotti, da noi che con lui lavoravamo, circa un fiorire del bisogno del sacro, non appena si usciva dall’ambito strettamente cattolico. Con grandi difficoltà e con fatica stavano emergendo studi su diverse religioni mondiali rilevanti, come l’Islam, nella stessa Università di Padova. Lui si era intanto spostato su altri fronti, altri interessi: basti ricordare Fatica d’amare, edito da Rusconi, del 1983, o In principio era il corpo (Borla, 1983). Però la religione non era stata totalmente abbandonata, tanto che negli anni ’90 usciranno Eros, morte ed esperienze religiose, Laterza 1993 e Sociologia delle religioni. Problemi e prospettive, Carocci 1996. E come non dargli ragione, in qualche modo, circa la decadenza dell’Europa (L’eclissi dell’Europa. Decadenza e fine di una civiltà Editori Riuniti, 2007)?. Solo ora, guardando in internet la sua bibliografia, mi accorgo del suo scritto Dio dopo Dio. Diario 1964-2005, uscito nel 2007: cercherò di rimediare, consapevole dell’interesse che può avere questo libro anche per meglio comprendere il suo pensiero.

Aveva sempre ragionato, a mio ricordo, in termini statistico-quantitativi. Trovava inutili gli studi che con fatica stavamo introducendo, a fine anni ’70, sui nuovi Movimenti Religiosi: statisticamente insignificanti, a suo parere. Tempo perso. Né gli interessava l’approccio qualitativo alla ricerca: era convinto che cifre e percentuali fossero determinanti.

Ora che non potremmo più avere accesi dibattiti, discussioni dure e amichevoli con lui, mi rincresce particolarmente del suo distacco dalla sezione di Sociologia della religione, che pure a suo tempo mi pare avesse presieduto. Leggerò il suo diario non appena possibile. Forse un giovane studioso di oggi potrà riprendere utilmente il suo pensiero. Certamente chi lo ha conosciuto in anni lontani non dimenticherà questo brillante sociologo, la sua simpatia, la sua affabilità.


Il neopositivismo logico di Acquaviva

Luigi Berzano

La generazione dei sociologi italiani laureati in sociologia a inizio anni Settanta – tra i quali il sottoscritto –  si confrontò seriamente con la questione del metodo e della quantificazione dei dati. Non mancava chi indicasse i rischi che un rigido “ascetismo metodologico” potesse oscurare le questioni e i problemi sociali di quel periodo dell’autunno caldo operaio e studentesco. Si pose in tale contesto l’innovativa proposta metodologica di Sabino Samele Acquaviva e la sua via teorica logico-assiomatica. Si trattò di un apporto teorico rilevante nella fase della rinascente sociologia dopo il regime fascista; apporto che tuttora non può essere dimenticato. I Quaderni di sociologia, dagli anni 1954-1958, accolsero alcuni contributi di Acquaviva che affrontavano la proposta metodologica di una sociologia ispirata all’indirizzo più formalizzante ed assiomatizzante del neopositivismo logico.

Si vedano in particolare gli interventi di Acquaviva: Impostazione rigorosa di alcuni problemi di sociologia pura, in  Quaderni di sociologia, III, 1954, n. Il, pp. 27-41; Sociologia e linguaggio matematico, ivi, v, 1955, pp. 186-93; Nuovi strumenti per vecchi problemi. Logica e logica simbolica, in Memorie dell’Accademia Patavina di Scienze, Lettere ed Arti, LXIX, 1956-57; Alcuni argomenti per una fondazione assiomatica della sociologica dinamica, ivi, VII, 1957, n. 24, pp. 72-85; il saggio in volume Sociologia dinamica, Marsilio, Padova 1957. Si vedano inoltre Alcuni argomenti per una fondazione assiomatica della sociologia religiosa, in Sociologia religiosa, ll, 1958, n. 2, pp. 119-33. Tutti questi studi saranno poi ripresi da Acquaviva in  Il problema della logica nelle scienze umane, Marsilio, Padova 1964.

Acquaviva, nella proposta di assiomatizzare il linguaggio sociologico, non escludeva neppure l’interpretazione del concetto di “classe sociale”. Proposta che, in campo marxista, sollevò subito sospetti e critiche sia verso Acquaviva che verso la rinascita della sociologia dopo gli anni Cinquanta.

In realtà Acquaviva intendeva risolvere  le «debolezze nella metodologia delle scienze sociali» con l’adottare una logica per le scienze sociali che si impadronisse dei contributi della logica simbolica neopositivistica, difendendosi però dal suo fisicalismo. «Al sociologo ignaro della problematica scientifica  tutto ciò può sembrare fuori della concretezza. (. . . ) Ma quale è il giudizio sulla rigorosità delle tecniche?». Così si chiedeva Acquaviva nel citato volume del 1964 e concludeva indicante il lavoro logico come propedeutico ed  essenziale nella ricerca sociologica.

La proposta metodologica formale di Acquaviva suscitò vivaci reazioni, oltre a quelle già citate, anche nel mondo dei sociologi. Tra queste vi fu la critica del sociologo torinese  Gian Antonio Gilli, autore nel 1971 del volume Come si fa ricerca, che si chiedeva «che cosa può aver spinto Acquaviva a valersi di uno strumento così complesso come la logica simbolica e così difficile da maneggiare» (G. A. Gilli, La logica delle scienze sociali, in Quaderni di sociologia, XIV, 1964, p. 478). Era chiara l’allusione ai pericoli di un linguaggio per iniziati e di una scienza complessa e riservata al gruppo che la riproduce.

E’ da dire che tale complesso apparato simbolico si attenuò in parte nelle immediate successive pubblicazioni di Acquaviva su Automazione e nuova classe sociale (1958) e poi L’eclisse del sacro nella società industriale (1961). che ebbero grande successo editoriale. Però, nella storia della cumulatività della sociologia italiana quel primo periodo della sociologia metodologica di Acquaviva non è dimenticato.

Luigi Berzano

Campus Luigi Einaudi, Torino

 


Il sito dell’AIS ha ricordato l’opera e la figura di Sabino Acquaviva. Il testo può essere recuperato a questo indirizzo.